SARA ABRAM



Compiuti gli studi presso l'Università degli Studi di Torino con una tesi di laurea sul museo di storia della città, ha conseguito il titolo di Perfezionamento in discipline storico artistiche presso la Scuola Normale Superiore di Pisa con una progetto dedicato ai musei civici del Piemonte.
Sul tema di musei e archivi del Novecento ha svolto attività di ricerca su incarico dell’Istituto Piemontese Antonio Gramsci (2000-2002); nel 2003 ha collaborato con il Comune di Torino per l’allestimento del Museo della Frutta “Francesco Garnier-Valletti”; tra il 2008 e il 2009, per la Fondazione Torino Musei, ha coordinato le ricerche sulla storia dei Musei Civici di Torino e sulla figura di Vittorio Viale; tra il 2009 e il 2010 ha fatto parte del gruppo di lavoro che, su incarico del Comune di Torino, si è occupato della progettazione di MuseoTorino (museo di storia della città, inaugurato a marzo 2011).
Dal 2002 fa parte dell'unità di ricerca torinese sul tema “Fonti e strumenti per la storia dei restauratori in Piemonte” nell'ambito del progetto interuniversitario RESI (Restauratori Italiani) finanziato dal MIUR e dall’Università degli studi di Torino (PRIN), dedicandosi in particolare alla cultura del restauro e della tutela in Piemonte tra ‘800 e ‘900.
Attualmente lavora presso il Centro di Documentazione del Centro Conservazione e Restauro "La Venaria Reale".




Per una mappa delle identità misconosciute: origini dei musei civici piemontesi



I tentativi di aggiornamento della museografia locale negli ultimi due decenni sono andati incontro ad assestamenti rischiosi: le amministrazioni, sempre più impegnate a soddisfare strategie di promozione territoriale (più o meno intese), sembrano aver rinunciato alla costruzione di politiche culturali di più ampio respiro.
Nonostante il riconoscimento dei musei non statali sancito dalla Commissione Franceschini negli anni ’60 del ‘900 e, immediatamente a ridosso, la felice stagione di studi territoriali (che su rinnovate basi metodologiche aveva riabilitato la dimensione delle “periferie” e aveva infittito le possibilità di lettura e di interpretazione delle testimonianze di arte e storia), la riorganizzazione e l’attualizzazione delle raccolte civiche hanno incontrato considerevoli difficoltà. Lasciando sullo sfondo la vicenda dei Musei Civici di Torino, il destino degli istituti civici dei principali centri della regione ha sofferto di chiusure prolungate, di una rigida e spesso semplificata selezione dei materiali e ha lasciato immancabilmente irrisolta la ridefinizione della missione.
Le conseguenze conducono non solo a una consistente amputazione delle funzioni del museo, ma anche all’impossibilità di stabilire un rapporto stabile e duraturo con le comunità di riferimento. A partire da queste considerazioni, è emersa la necessità di tentare una ridefinizione del quadro storico in cui sono nati e si sono sviluppati i musei civici del Piemonte. Il progetto di ricerca ha restituito un tassello significativo all’interno del panorama nazionale, aggiungendo ad analisi già condotte su altri stati preunitari la variante dello Stato divenuto Nazione.
Una ripresa aggiornata dei primi passi della tutela nei territori delle province, una lettura critica dei momenti e dei "monumenti" che hanno segnato la crescita (o la paralisi) delle collezioni civiche, la fisionomia delle raccolte in rapporto con l’affermarsi e/o l’aggiornarsi delle discipline, l'emergere di occasioni di spinta verso la difesa e la riabilitazione del territorio, o ancora il ruolo dei soggetti privati nella vita culturale cittadina sono alcuni degli elementi che hanno guidato la lettura del fenomeno secondo un’ottica di confronto e di verifica. Accanto alle matrici costitutive dei diversi istituti regionali, sono stati presi in esame anche alcuni aspetti legati alla loro crescita e alla loro attività nel tempo, con uno sguardo particolare verso l’aggiornamento della missione e il funzionamento dei musei.