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Villa Della Regina
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Il salone (1)



Il salone che disimpegna gli appartamenti del Re e della Regina fu disegnato intorno al 1733 da Filippo Juvarra, che ridefinì il rapporto con i giardini trasformando i loggiati allestiti dal cardinal Maurizio in vestiboli illuminati da grandi finestre. La decorazione fu affidata a Giuseppe Dallamano, autore delle quadrature architettoniche, Giuseppe Valeriani, responsabile del Carro di Aurora nella volta, perduto nei bombardamenti del 1943, e a Corrado Giaquinto, cui spettano l’Apollo e Dafne e la Morte di Adone sulle pareti; a Giovanni Battista Crosato si devono le Stagioni nelle volte dei vestiboli. L’Istituto Nazionale per le Figlie dei Militari utilizzò il salone come sala di ricevimento e le due gallerie soprastanti come laboratori di cucito e disegno per le allieve.



Gli appartamenti (2)



L’aspetto attuale degli ambienti al piano nobile è il frutto della stratificazione di usi e arredi, a partire dai tempi del cardinal Maurizio di Savoia, attraverso la corte sette e ottocentesca, fino alla cessione all’Istituto Nazionale per le Figlie dei Militari Italiani. La denominazione dei due appartamenti al piano nobile della Villa, del Re a nord, e della Regina a sud, fa riferimento al primo inventario noto della Villa, redatto nel 1755 .
L’uso e la denominazione delle sale mutarono con gli smembramenti disposti con l’Unità d’Italia e l’uso della Villa da parte dell’Istituto Nazionale per le Figlie dei militari dal 1868. Perdite di arredi e decorazioni sono dovuti ai danni di guerra, ai ripristini ed ai furti perpetrati alla chiusura dell’Istituto nel 1975, in parte fortunatamente risarciti dal Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale. Il mobilio presente all’atto della chiusura dell’Istituto, depositato negli anni ottanta del XX secolo a Palazzo Madama, è stato nuovamente ricollocato nelle sale grazie agli accordi con la Fondazione Torino Musei.



Appartamento del Re, Anticamera verso Ponente (3)



Gli inventari settecenteschi attestano la presenza in questa anticamera di oltre ottanta dipinti fra ritratti, nature morte, scene mitologiche e paesaggi, oggi quasi interamente perduti. La volta presenta una decorazione a stucco databile al primo soggiorno di Anna Maria d’Orléans, mentre l’allestimento delle pareti risale al progetto di Juvarra e Baroni di Tavigliano, elaborato per Carlo Emanuele III e Polissena d’Assia-Rheinfels (1730–1735). Alle pareti è stata riallestita la tappezzeria in taffetas chiné à la branche di manifattura francese della metà del Settecento, con motivi decorativi a girali vegetali, cornucopie e uccelli. Divani e poltrone furono qui collocati nel 1868, quando la Villa divenne sede dell’Istituto Nazionale per le Figlie dei Militari.



Appartamento del Re, Camera del letto verso ponente (4)



La stanza è il risultato di successivi interventi decorativi. Il primo fu affidato a Filippo Juvarra dalla regina Anna Maria d’Orléans e vide, tra il 1718 e il 1720, la realizzazione della volta con stucchi e dipinti di Claudio Francesco Beaumont raffiguranti le Stagioni e il Carro di Apollo. Un secondo invece, da situare a partire dal 1730, va riferito alla committenza di Carlo Emanuele III e Polissena d’Assia e vide il coinvolgimento di Baroni di Tavigliano. Boiserie e specchiere erano completate da tappezzeria e letto in taffetas “alla China” e da tele con Storie di Enea di Corrado Giaquinto. La tappezzeria, ricollocata ai lati della specchiera, è evocata in copia fotografica su tessuto ignifugo sulle restanti pareti.
Dal 1868, dopo il distacco e il trasporto delle sei sovrapporte di Giaquinto al Quirinale – sostituite oggi da copie fotografiche - la sala prese il nome dai ritratti dei sovrani Umberto I e Margherita, qui raffigurata da Luigi Biagi nel 1879.



Appartamento del Re, Gabinetto verso mezza notte, e Ponente alla China (5)



Questo ambiente era chiamato nel ‘700 Gabinetto alla China per i pannelli e le boiseries che simulano soggetti e tecniche di arredi creati in Oriente per la committenza europea. L’insieme decorativo, completato sulla volta da motivi “a grotteschi” e “alla China” entro delicati stucchi attribuiti a Giovanni Maria Andreoli, è frutto dell’ideazione di Filippo Juvarra con Baroni di Tavigliano e della straordinaria abilità dell’atelier di Pietro Massa, “pittore alla chinese” attivo a Palazzo Reale e nei quattro gabinetti della Villa. Dal 1868 il gabinetto, perduti i tavoli dipinti con “figure, ed ornamenti alla China”, venne trasformato in parlatorio della direttrice dell’Istituto Nazionale per le Figlie dei Militari.



Appartamento del Re, Gabinetto attiguo della Guardarobba (6)



Gli inventari descrivono in questo ambiente la “Guardarobba”, mobile articolato in due armadi e il Gabinetto della Cadrega. La sala, il cui allestimento settecentesco prevedeva una volta con amorini e aquile reali - oggi perduta - e figure orientali in maiolica bianca, fu trasformata in toilette dall’Istituto Nazionale per le Figlie dei Militari. Dopo il furto di parte dei rivestimenti in noce e radica di olmo, avvenuto nel 1979, essa ospita oggi frammenti delle tappezzerie in taffetas chiné, non ricollocate ed esposte in vetrina.



Appartamento del Re, Anticamera verso levante (7)



La sala, dedicata allo svago, nel Settecento ospitava tavoli da gioco e accessori per giochi di società; sulle pareti erano esposti dipinti di vari formati e soggetti. La sala si presenta come il risultato di successivi interventi commissionati da Anna Maria d’Orleans e da Carlo Emanuele III. Alla prima fase risale la volta in stucco, alla seconda le boiserie e le tele raffiguranti Giochi di putti di Giovanni Battista Crosato; sono invece perdute le sei tele con episodi mitologici. Risalgono al periodo dell’Istituto per le Figlie dei Militari il Ritratto di Umberto I e la lapide in bronzo che riporta il bollettino con cui il generale Armando Diaz comunicò la fine della Prima Guerra Mondiale nel 1918.



Appartamento del Re, Gabinetto verso Levante alla China (8)



Gli inventari settecenteschi descrivono nel “Gabinetto alla China” tessuti e tende in taffetas, ma non la boiserie con pannelli simulanti carte cinesi e la volta, realizzati da Pietro Massa e bottega fra il 1732 e 1735 circa nell’ambito del progetto di Juvarra e Baroni di Tavigliano. La boiserie, trasferita nel 1868 al castello di Moncalieri, fu spedita a Roma nel 1888 per decorare la camera da letto negli Appartamenti Imperiali nel palazzo del Quirinale.
Dopo il 1890, il Gabinetto venne utilizzato come aula scolastica dell’Istituto Nazionale per le Figlie dei Militari.
Un progetto in collaborazione con il Segretariato Generale della Presidenza della Repubblica, realizzato da Giorgio Rolando Perino, ha consentito di rievocare la collocazione originaria dei pannelli oggi al Quirinale.



Appartamento del Re, Gabinetto della Libreria verso mezza notte (9)



Il progetto di Juvarra prevedeva qui una sala “della Libreria” (1734-1740), composta da una preziosa boiserie, sculture in legno dorato e vasi di maiolica all’orientale; completavano l’arredo una consolle, sei sgabelli e due sputacchiere, oggi a Palazzo Reale. Restano la volta, decorata da Giovanni Francesco Fariano con Minerva che scaccia i giganti tra grottesche e arabeschi, e il pavimento in legno di noce intarsiato; la boiserie fu infatti trasferita nel 1876 a Roma per arredare il palazzo del Quirinale. L’Istituto per le Figlie dei Militari utilizzò il Gabinetto come studio della vicedirettrice e in seguito come aula. Oggi il ricco arredo originario è evocato da una proiezione, resa possibile dal sostegno della Consulta per la Valorizzazione dei Beni Artistici e Culturali di Torino.



Appartamento del Re, Camera verso levante detta del trucco (10)



La denominazione settecentesca deriva dalla presenza del “Trucco”, tavolo da gioco simile al biliardo. Divenuta sala da pranzo (1819) venne poi trasformata in aula scolastica dell’Istituto Nazionale per le Figlie dei Militari. Al tempo di Anna Maria d’Orléans risalgono la volta con il Trionfo di Davide del pittore di corte Daniel Seiter e la tela con la Veduta del castello di Saint Cloud, residenza dei duchi d’Orléans; si devono invece all’intervento di Juvarra e Baroni di Tavigliano la boiserie con motivi a grottesche e cineserie e i dipinti di Giovanni Battista Crosato, due dei quali trafugati nel 1979. Alle pareti si trovano ritratti del Cardinal Maurizio, di Anna d’Orléans, di Vittorio Emanuele II con in mano il programma dell’Istituto e della sua consorte Adelaide d’Asburgo-Lorena.



Appartamento della Regina, Anticamera verso Ponente (11)



La stanza, che gli inventari settecenteschi indicano come “Anticamera” contenente oltre ottanta dipinti di vario soggetto e formato, è il risultato di successivi aggiornamenti decorativi: per Anna Maria d’Orléans fu decorata la volta con stucchi e dipinti “a grotteschi” e una tela di Daniel Seiter raffigurante Il Tempo e la Fama; al progetto juvarriano appartengono lo zoccolo, le specchiere, le sovrapporte con Rovine architettoniche riferite a Giovanni Domenico Gambone e il paracamino.
Risale infine al periodo napoleonico la decorazione delle pareti con “ornemens, arabesques, et figures”, creata da Carlo Pagani (1811) per uniformarsi alla volta preesistente “sur le gout d'Erculan, et chinois”.
Dal 1868 la sala fu trasformata in aula scolastica dell’Istituto Nazionale per le Figlie dei Militari.



Appartamento della Regina, Camera del Letto verso Ponente (12)



Gli inventari settecenteschi descrivono nella camera da letto dipinti, una tappezzeria in “taffettà alla China con fiori, e ucelli”, un letto “all’Imperiale” e mobili foderati dello stesso tessuto, distrutti in seguito ai bombardamenti. Perduti sono anche l’arredo ligneo (ricostruito in stile nel dopoguerra) e la volta con l’Olimpo di Corrado Giaquinto (1733), pertinenti al progetto juvarriano.
Oggi la sala evoca l’utilizzo come Salone della Musica dell’Istituto Nazionale per le Figlie dei Militari con la presenza del pianoforte e di carte cinesi nel sovrapporta.
In seguito allo smontaggio dello zoccolo sono riemersi frammenti di dipinti murali risalenti all’antica decorazione seicentesca.



Appartamento della Regina, Gabinetto verso Mezzo Giorno e Ponente (13)



La sala, dove gli inventari settecenteschi descrivono tavolini, servizi da tè, caffè, cioccolata, porcellane e argenterie, unisce il gusto della cineseria alla meraviglia degli specchi, montati tra le porte, nelle sovrapporte con monogrammi dorati di Polissena d’Assia-Rheinfels nelle specchiere angolari. Sulla volta entro una ricca cornice in stucco dorato e nei pannelli dello zoccolo sono personaggi esotici e scene alla orientale realizzati dall’atelier di Pietro Massa su progetto di Juvarra e Baroni di Tavigliano (1730-1735): alle pareti vi era in origine un “taffetà alla China con fiori, ed ucelli” perduto nel 1942. Dispersi i tavolini sotto le specchiere angolari e la console, resta il mobile a due corpi con decorazioni in “lacca povera” (1740 circa).
Dal 1868 il gabinetto diventa “Camera da letto per la direttrice” (1890) poi “Salottino d’angolo” (1931).



Appartamento della Regina, Gabinetto della Guardaroba (14)



Il Gabinetto fu realizzato nell’ambito del progetto di Juvarra e Baroni di Tavigliano (1730-1735). Gli inventari settecenteschi vi registrano pannelli lignei articolati in due armadi che celavano, tra l’altro, la “cadrega da servizio” e un montacarichi che consentiva di portare le vivande dalle cucine al piano terreno fino agli appartamenti reali.
Sul coronamento del mobile si trovavano “botti” di maiolica blu e bianca, in armonia con la decorazione della volta “ad arabeschi” policromi con lumeggiature in oro, già attribuita a Filippo Minei. Dietro le ante ed i pannelli in radica di olmo con intarsi in noce si conservano tracce degli impianti idraulici realizzati dall’Istituto Nazionale per le Figlie dei Militari per trasformare l’ambiente nella toilette della direttrice.



Appartamento della Regina, Anticamera verso Levante (15)



Nel Settecento la Anticamera ospitava alle pareti oltre 40 ritratti di personaggi di Casa Savoia e di reali europei disposti su liste di taffetas cremisi. Al progetto juvarriano risaliva la decorazione (quasi totalmente rifatta dopo i bombardamenti da C.F. Chiapasco) in stucco e motivi dipinti “a grotteschi” ed ornata e cartelle angolari che ospitava al centro la tela con La visita della Regina di Saba a Salomone, nell’Ottocento fu trasferita al Palazzo del Quirinale.
Come sala da pranzo fu decorata in periodo napoleonico da Giovanni Battista Pozzo (1811) con “figures, animaux, fleurs, et autres ornemens sur le gout de Raphael”. Vi sono collocati divano e sedie realizzati per la Villa da Francesco Bolgié (1812) e una delle sei carte da sovraporta a fiori e uccelli collocate (cinque rubate nel 1979) dell’atelier di Francesco Rebaudengo.
Dal 1868, l’Istituto Nazionale per le Figlie dei Militari Italiani, la utilizzò come Sala di ricreazione, poi Biblioteca e anticamera all’Appartamento della Direttrice.



Appartamento della Regina, Gabinetto verso Levante detto “delle Ventaglyne” (16)



Gli inventari settecenteschi identificano la stanza come “Gabinetto delle Ventaglyne” per la presenza nella boiserie di oltre trenta ventagli dipinti e incorniciati. Le “ventaglyne” rappresentavano temi mitologici, scene di genere e “alla Chinese” ed erano intervallate da una ventina di ritratti in miniatura raffiguranti membri di casa Savoia e di famiglie reali europee ad essa imparentate. Il restauro ha rimesso in luce tracce degli ornati che incorniciavano le opere, successivamente occultate da strati di carte di rivestimento, rendendo riconoscibile il progetto decorativo originario del prezioso Gabinetto.
Con l’insediamento dell’Istituto Nazionale per le Figlie dei Militari, perduti i ritratti e le “ventaglyne”, la stanza venne destinata a studio della direttrice.



Appartamento della regina, Gabinetto verso Mezzo Giorno e Ponente alla China (17)



Gli inventari settecenteschi descrivono tende in taffetas “alla China” e una ricca suppellettile in porcellana orientale e occidentale (Guanyin, Cani di Fo, Budai) oggi in parte individuata in Palazzo reale, completata dall’Ottocento da quattro“Pagode”, statue in scagliola dipinta tuttora collocate sui supporti angolari.
L’ambiente è il risultato del progetto unitario per volta e boiserie riferibile a Juvarra e Baroni di Tavigliano e realizzato dall‘atelier di Pietro Massa con pannelli a fondo rosso inseriti in una complessa struttura lignea con decori a fondo nero con tecniche alla orientale derivate dalla trattatistica europea. Con l’Istituto Nazionale per le Figlie dei Militari Italiani l’ambiente è adibito a studio della Direttrice (1890), come salotto di ricevimento.



Appartamento della regina, Cappella e tribuna (18)



Nella Cappella si trovava una pala attribuita a Daniel Seiter, trasferita nella nuova cappella di corte allestita nell’attiguo palazzo Chiablese alla fine del ‘700 e perduta nei bombardamenti del 1942.
Si conservano tracce dell’altare, il cancello in ferro battuto, il pavimento in cotto e ardesia e la volta attribuita a Michele Antonio Milocco.
Nel dopoguerra, perduta la cappella del palazzo Chiablese, l’Istituto ripristinò l’originaria funzione. Oggi sono qui collocati il busto di Giulia Molino Colombini, pedagogista e fondatrice dell’Istituto, quelli Tommaso Villa e di Alessandro Pernati di Momo, fautori della cessione del compendio da parte di Vittorio Emanuele II.
La decorazione dell’Anticappella è riferibile a collaboratori di Giovanni Francesco Fariano; alle stesse maestranze si devono anche il soffitto ligneo e la decorazione dell’attiguo corridoio.