PAOLO COEN



Paolo Coen (Bienne, Svizzera, 1967), sposato con due figli, è ricercatore in Storia dell’arte moderna presso l’Università della Calabria. Dopo avere tenuto per alcuni anni l’insegnamento di Storia e teoria del Museo (Museologia), è attualmente titolare nell’Ateneo calabrese degli insegnamenti di Storia dell’arte moderna al Corso di laurea Triennale e di Storia sociale dell’arte al Corso di laurea Magistrale. Dal 2007 è uno degli organizzatori della Giornata della Memoria dell’Università della Calabria e dal 2009 direttore scientifico del Corso in storia e didattica della Shoah per insegnanti delle scuole medie e superiori. Nel 2007 ha compiuto un viaggio in bicicletta da Roma a Cosenza, coprendo in quattro giorni circa cinquecento chilometri; nel 2011, sempre in bicicletta, ha in programma un viaggio di circa tremila chilometri attraverso otto paesi, con destinazione finale Gerusalemme.
Specialista negli studi di iconologia, di museologia e di sociologia dell’arte, Paolo Coen ha al suo attivo alcune decine fra libri, saggi e articoli, pubblicati in Italia e all’estero. Se ne ricordano i contributi sul Trattato di architettura di Antonio Averlino, detto il Filarete, e la cultura milanese di secondo Quattrocento; sull’incisione a Roma del diciottesimo secolo, fra l’altro con interventi di taglio monografico su Giovanni Battista Piranesi e Giuseppe Vasi (Le Magnificenze di Roma di Giuseppe Vasi, Newton and Compton, Roma 1996); su numerosi e diversi protagonisti del sistema artistico capitolino dal Barocco al Neoclassicismo, da Caravaggio, Francesco Cozza e Carlo Maratti al cardinale Silvio Valenti Gonzaga; sugli scambi artistici dal Medioevo all’epoca del Grand Tour, di recente confluiti in un’esaustiva monografia (Il mercato dell’arte a Roma nel diciottesimo secolo. La domanda, l’offerta e la circolazione delle opere in un grande centro artistico europeo, con una prefazione di Enrico Castelnuovo, Leo S. Olschki, Firenze 2010); su Jakob Burckhardt, Alfredo Barsanti, Pietro Toesca e il mondo della critica d’arte fra Italia e Stati Uniti a cavallo fra diciannovesimo e ventesimo secolo, con particolare enfasi sul ruolo della documentazione fotografica; infine, su Peter Eisenman, Richard Serra, Daniel Liebeskind, Moshe Safdie e altre figure centrali nella trasmissione della memoria della Shoah attraverso l’arte e il Museo nell’età contemporanea, condensati fra l’altro nel volume La Memoria e la Storia. Auschwitz, 27 gennaio 1945: temi, riflessioni, contesti, Rubbettino, Soveria Mannelli 2010.




I musei della Shoah ieri ed oggi, fra identità sottaciute e politiche di riparazione



Gli istituti legati in via esclusiva alla conservazione e alla divulgazione della memoria della Shoah costituiscono, di fatto, una delle realtà di maggiore rilievo nell’odierno panorama del Museo. Ai modelli riconosciuti della categoria, entrambi concepiti a ridosso del 1948 in Israele – vale a dire Beit Lohamei Hagetaot a nord di Akko e ancor più Yad Vashem a Gerusalemme – si è aggiunto dopo il 1989 un congruo numero di esempi, che hanno chiamato in causa alcune città guida: parlano chiaro in tal senso gli edifici già costruiti a Washington, Los Angeles, New York e Berlino, la vasta Holocaust Permanent Exhibition all’interno dello Imperial Museum di Londra, come pure altri progetti di futura ultimazione, compreso quello di Villa Torlonia a Roma. Un fenomeno perciò di vaste proporzioni sociali e culturali, che in coincidenza della progressiva scomparsa biologica degli ultimi testimoni oculari dello sterminio nazista – ma anche, ben più concretamente, dei nuovi assetti geo-politici determinati dal crollo del Muro di Berlino – vede l’Occidente europeo e statunitense appropriarsi di una fiaccola tenuta viva fino allora soltanto in Israele. Anche per questo si è spesso parlato e scritto – quasi sempre in termini negativi - di un’”americanizzazione”, di un’”occidentalizzazione” della Shoah.
La relazione intende ricostruire i percorsi guida dei musei della Shoah attraverso una serie di passaggi nodali, valutandone gli elementi comuni e soprattutto – come da titolo – una serie di discrepanze in termini di contenitore, contenuto, percorsi e allestimento. Discrepanze che hanno fra l’altro costituito e in qualche modo tuttora costituiscono materia per una nutrita quanto dolorosa catena di equivoci, polemiche e fraintendimenti.