LUCETTA LEVI MOMIGLIANO



Laureata in Lettere con una tesi in Storia dell’Arte Moderna presso l’Università degli Studi di Torino, ha insegnato Storia dell’Arte nei Licei Classici e Artistici. E’ stata anche assistente alla cattedra di Storia dell’Arte presso l’Accademia Albertina di Torino.
Ha tenuto un corso propedeutico di Storia dell’Arte Moderna con un contratto della durata di tre anni presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Torino. Dal 1991 è curatrice degli arredi e delle collezioni del Castello di Masino e del Castello della Manta per il Fondo Ambiente Italiano. Si occupa di problemi legati alla letteratura artistica in Piemonte tra Sette e Ottocento con contributi raccolti in parte nel volume Giuseppe Vernazza e la nascita della Soria dell’Arte in Piemonte, pubblicato nel 2004 per la Fondazione Ferrero di Alba. Ha collaborato al V volume della Storia di Torino, edita da Einaudi (Torino 1997-1999). Ha partecipato inoltre a mostre e convegni con ricerche sulle istituzioni culturali addette alla conservazione dei beni storici e artistici del Piemonte e sui numerosi protagonisti del dibattito sulle arti del disegno negli Stati del Re di Sardegna nel XVIII e XIX secolo. Fa parte del comitato consultivo dell’Archivio Ebraico Benvenuto e Alessandro Terracini presso la Comunità Ebraica di Torino.




Le proprietà piemontesi del FAI Fondo Ambiente Italiano e la Convenzione con la Soprintendenza per i Beni Storici Artistici e Etnoantropologici del Piemonte.



Il Convegno di Villa della Regina cade esattamente venti anni dopo la mia nomina a Conservatore del Castello di Masino e del Castello della Manta, le due proprietà piemontesi del FAI. E’ giusto fare un bilancio e ripercorrere la varie fasi di questo interessante esperimento. Sarà il castello di Masino a proporci gli aspetti più significativi della vicenda. L’antica residenza dei Valperga di Masino fu abitata dalla famiglia fino al 1987, anno della morte della marchesa Vittoria Leumann moglie di Cesare Valperga conte di Masino. L’erede, il conte Luigi, rinunciò ad ereditare la grande ed importante residenza e individuò nel FAI l’istituzione a cui affidare la tutela del castello. Nel frattempo la Soprintendenza per i Beni Storici e Artistici, allora guidata dalla mano decisa e autorevole di Sandra Pinto, aveva in tempi veloci redatto il vincolo per i quasi 4000 arredi del castello. E, ancora, le altre istituzioni piemontesi addette alla tutela, concordarono di lasciare alla proprietà del FAI anche l’Archivio Storico e le due Biblioteche di circa 20.000 volumi. Un bene di grande portata, aperto al pubblico e agli studiosi, bisognoso di imponenti restauri, e di un approccio conoscitivo assai impegnativo, venne così affidato al FAI: la cura e la sorveglianza dei beni mobili ad una figura che avrebbe tenuto i rapporti tra la proprietà e gli istituti di tutela dello stato e della Regione Piemonte. Sono stati vent’anni di impegnativo lavoro per la conoscenza, il restauro, la manutenzione e la tutela delle testimonianze di una delle più antiche famiglie aristocratiche del Piemonte: è il caso di trarre un bilancio da una esperienze, nuova in quegli anni, di collaborazione tra una fondazione privata ed i pubblici uffici della tutela.