GIAN LUCA KANNES



E', attualmente, funzionario del Settore Musei e Patrimonio Culturale della Regione Piemonte. Laureato nel 1975 a Milano in Storia dell'Arte con Annamaria Brizio, perfezionato presso l'Università Cattolica di Milano, ha articolato la propria attività di studio su tre filoni principali: il Neoclassicismo milanese, con pubblicazioni su Luigi Cagnola, Luigi Canonica e Giovanni Antonio Antolini; la museografia fra Ottocento e primo Novecento e i protagonisti della storia della tutela (voci su Giuseppe Fiorelli e Gustavo Frizzoni per il Dizionario Biografico degli Italiani); la scultura nella seconda metà dell'Ottocento (Giulio Monteverde).



"Architettura per i musei in Italia, dall'Unità agli anni del Fascismo"



L'intervento parte da ricerche effettuate principalmente nei fondi del Ministero della Pubblica Istruzione presso l'Archivio Centrale dello Stato. Come noto, quasi tutti i musei italiani del periodo hanno trovato sede in edifici storici preesistenti. Questo, da un certo punto di vista, si è risolto in un'opportunità mancata perché ha tagliato fuori il nostro paese da sperimentazioni su una tipologia architettonica che altrove conosceva notevoli evoluzioni. D'altra parte però soprattutto negli anni del Fascismo l'Italia cercherà di trasformare tale politica di forzato accordo tra contenuto ed atmosfera d'epoca del contenitore in una vera e propria linea museologica identificativa a livello nazionale, proponibile come modello autorevole a livello internazionale.
Viene seguito il formarsi di questa ideologia fino al Congresso di Museografia di Madrid del '34, che è il momento in cui trova formulazione più esplicita. A contrappunto, vengono esaminati i pochi esempi di musei progettati ex novo prima di allora in Italia dando spazio soprattutto alle due proposte di maggior ambizione: il Museo nazionale di Messina, la cui realizzazione fu bloccata dalla Guerra di Libia nel 1911, e quello di Reggio Calabria di Marcello Piacentini, 1930 - 35.
Questa linea di intelligente riadattamento di edifici antichi ha mantenuto, fino ad oggi, una presenza sostanziale nella museografia italiana. Ma quali mediazioni esistono ancora per sostenerla, dato il divario crescente da un lato tra nuove esigenze di impiantistica e climatizzazione, dall'altro di conservazione filologica del monumento antico proposto come contenitore?