DONATA PESENTI CAMPAGNONI



Donata Pesenti Campagnoni sovrintende l'area Collezioni e Attività del Museo Nazionale del Cinema di Torino (Archivio, Bibliomediateca, Cineteca, Fototeca, Collezione Manifesti, Collezione Apparecchi, Collezione Oggetti d’Arte, Servizi Educativi).
E’ stata membro del Comitato Scientifico che ha predisposto il progetto di riallestimento del Museo Nazionale del Cinema presso la sede espositiva della Mole Antonelliana e ne ha coordinato la fase di realizzazione. E’ stata membro della Commission d’orientation del nuovo Musée du cinéma Henri Langlois – Cinémathèque française di Parigi.
Nel 2002 ha ricevuto il premio Jean Mitry per l’opera di salvaguardia e diffusione del patrimonio cinematografico.

Ha curato numerose mostre e pubblicazioni, tra cui: Lanterna magica e film dipinto. 400 anni di cinema (coautore: Laurent Mannoni, Il Castoro, 2009); Il Museo Nazionale del Cinema (Allemandi, 2008); Quando il cinema non c'era: storie di mirabili visioni, illusioni ottiche e fotografie animate (Utet, 2007); Tracce: documenti del cinema muto torinese nelle collezioni del Museo Nazionale del Cinema (curato con Carla Ceresa, Castoro, 2007); La magia dell’immagine (curato con Paolo Bertetto, Electa, 1996); Verso il cinema. Macchine spettacoli e mirabili visioni (Utet, 1995).




IL MUSEO NAZIONALE DEL CINEMA: UNA SCOMMESSA VINTA



Inaugurato il 19 luglio 2000, il Museo Nazionale del Cinema ha avuto dalla sua apertura quasi 5.000.000 di visitatori, diventando uno dei luoghi più visitati in Piemonte e ottenendo numerosi consensi a livello internazionale.
In realtà, pochi scommettevano sulle sue possibilità di successo: la scelta dell’edificio, il monumento simbolo di Torino che rischiava di schiacciare un museo privo di una consolidata tradizione museologica, e la particolare cifra stilistica dell’allestimento data dallo scenografo François Confino, potevano risultare due fattori di rischio per lo sviluppo futuro del Museo del Cinema. La storia ha invece dimostrato che il binomio Mole- Museo si è rivelato una scelta vincente, favorita anche da un contesto da sempre recettivo verso il cinema (Torino è stata culla della Settima Arte e ha una forte tradizione fotografica) che non a caso, nel 1941, aveva già accolto con entusiasmo il progetto della fondatrice del Museo, Maria Adriana Prolo.
Ciò che tuttavia ha determinato la continua crescita del Museo è stata la pianificazione di un’oculata strategia culturale che ha disegnato la fisionomia di un luogo dinamico e in continuo cambiamento, di un attivo centro di sperimentazione di metodologie e pratiche; oltre al fatto che ha saputo trasformare l’impossibilità di accentrare le sue diverse articolazioni (Cinema Massimo, Bibliomediateca, Archivio …) in un’ottima opportunità di radicamento allargato nella città. D’altro canto, il Museo è diventato polo di aggregazione dei Festival e delle molteplici attività che hanno rilanciato il ‘sistema cinema’ a Torino nel corso degli anni. Una scelta che ha contribuito a raggiungere l’altro obiettivo centrale dell’istituzione: il suo posizionamento a livello internazionale, un traguardo oramai ampiamente superato.